La promessa della Primavera nell’Inverno

Ora non aveva più paura dell’inverno perché sapeva che era soltanto La Primavera addormentata e che i fiori stavano riposando . Oscar Wilde

Prima che il web invadesse la mia vita e iniziasse a prendere spesso il sopravvento, mi lasciavo rapire dalla lettura.
Leggevo. Leggevo. E leggevo.
Nulla riusciva a catturare la mia attenzione e a farmi perdere la cognizione del tempo e dello spazio come un libro.

Senza preferenze. Qualsiasi cosa incontrassi io la lèggevo: i Tex Willer di mio padre, i Confidenze di mia madre e tutti quei libri strani che trovavo sugli scaffali della piccola libreria bianca in corridoio. Erano pochi, ma per la bambina che ero allora erano infiniti.

Poi è arrivata la scuola media e i libri presi in prestito. Tanti libri. E poi l’Università. Lingue e letterature straniere europee. E ancora tanti libri. E, tra gli incredibili capolavori della letteratura europea, I Racconti di Oscar Wilde.

Uno straordinario professore, una volta alla settimana, per due ore, riusciva a tenerci incantati.
Le sue parole — e la sua anima — entravano con delicatezza e precisione nella trama dei racconti e dei romanzi di uno dei più grandi scrittori inglesi del Novecento.

Già, Oscar Wilde. Quello degli aforismi. Non quello de Il Ritratto di Dorian Gray o de La Ballata del Carcere di Reading. Quello degli aforismi. Che poi ci piacciano molto e li scriviamo ogni giorno sui social e sugli stati, quello è un altro discorso.

Una lezione mi è rimasta particolarmente dentro e non l’ho più dimenticata, l’analisi del racconto “The Selfish Giant” – Il Gigante Egoista. Furono talmente tante le letture, le interpretazioni, i significati più o meno nascosti che tornata a casa iniziai a cercarne di miei.

Per questo da allora una delle mie frasi preferite è : “Ora non aveva più paura dell’inverno perché sapeva che era soltanto La Primavera addormentata e che i fiori stavano riposando”.

E vi spiego perché.

Il Racconto

Il Gigante egoista è la storia di un Gigante burbero e solitario che impedisce ai bambini di entrare nel suo giardino a giocare.

Dopo essere stato lontano da casa per sette anni, torna e si accorge che molti bambini giocano felici nel suo bellissimo giardino, del quale, appunto, è molto geloso. Infuriato, decide che da quel momento avrebbe dovuto più mettervi piede e scaccia via tutti i bambini. Costruisce un muro altissimo intorno al giardino e sul muro un cartello con su scritto : «Vietato l’ingresso, i trasgressori saranno perseguiti a termini di Legge!»

Passa il tempo e in città arrivano la primavera e poi l’estate, ma non nel giardino del Gigante, dove il vento del nord, la grandine, la neve e il gelo continuano ad imperversare facendo preoccupare il Gigante. Un giorno, dal suo letto, il Gigante sente un uccellino cantare e gli sembra la canzone più bella che abbia mai sentito, quindi guarda fuori e vede che la primavera è finalmente arrivata anche nel suo giardino.

Il Gigante guarda meglio e si rende conto che alcuni bambini sono riusciti ad entrare attraverso delle aperture nel muro e si stanno arrampicando sugli alberi. Molto colpito da quello che vede, si rende conto di essere stato davvero molto egoista e se ne pente. Decide di abbattere il muro e di consentire ai bambini di giocare nel suo cortile e scende a giocare insieme a loro.

Quello stesso giorno il Gigante nota un bambino biondo che a causa della sua statura non riesce ad arrampicarsi su un albero, si commuove, gli si avvicina, lo solleva e lo fa sedere sull’albero. Il bambino, molto felice, dà un bacio al Gigante.

Con il passare degli anni il Gigante invecchia, smette di giocare con i bambini ma li osserva contento dalla sua poltrona. I bambini tornano sempre a giocare nel suo giardino, ma il bimbo preferito del Gigante, quello che lo aveva ringraziato con un bacio, non torna più. Il Gigante chiede ai bambini se sanno dove sia finito, ma nessuno sembra conoscerlo.

Una mattina d’inverno, mentre si veste, il Gigante vede il bambino biondo ai piedi di un albero dai fiori bianchi. Felicissimo, gli corre incontro e vede che il bambino porta alle mani e ai piedi dei segni di chiodi; arrabbiatissimo, gli chiede chi sia stato l’autore di tale crudeltà, promettendo vendetta. Il bambino risponde che si tratta di ferite d’amore e che, poiché una volta il Gigante gli aveva consentito di giocare nel suo giardino, avrebbe ricambiato il favore permettendo al Gigante di giocare nel suo giardino, che è il Paradiso.

Quel pomeriggio, entrando in giardino, i bambini trovano il Gigante morto, disteso per terra, ricoperto di fiori bianchi e con il volto sorridente.

I miei perchè

Ecco, ad ogni lettura e ad ogni interpretazione dentro di me sentivo sempre più un senso di appartenenza. Questo racconto mi apparteneva. Mi apparteneva quel muro innalzato per non far entrare gli altri. Mi apparteneva il fastidio nel vedere i miei confini invasi. Mi apparteneva il desiderio che qualcuno arrivasse a scavalcarlo, quel muro, e scongelare il mio cuore apparentemente ghiacciato.

E ho iniziato a diffonderlo, a regalarlo, a leggerlo più volte e a farlo analizzare durante delle lezioni private di inglese.

Da allora mi resta più semplice vedere il germe della primavera nell’inverno, il seme della rinascita in una terra gelata.

Se vorrai, mi farà piacere confrontarmi con te che avrai avuto la curiosità di leggerlo e farlo tuo.

©Mariavittoria Oliva – La versione migliore di te

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